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CONTRASTI

Prigionieri tra l'ombra dell'immobilità e la luce della libertà

Un viaggio sensoriale ed emotivo incentrato sulla dicotomia tra l'appartenenza e la paura, in cui una natura a tratti armoniosa e a tratti caotica fa da specchio ai contrasti interiori e alla ricerca di se stessi.

C'è un istante fragile e sospeso in cui il silenzio sembra trattenere il mondo. Chiudo gli occhi e la mia mente cammina e io sono natura. Cammino piano, come se il rumore dei miei passi potesse infrangere la queta che mi circondo. Dentro di me abita il contrasto. Ho paura di restare, ma anche di andare. Paura di mettere radici in un terreno instabile e paura di non appartenere mai a nulla. È la mia condanna. Desiderare la quiete e temere l'immobilità. La luce vuole entrare, ma sembra che scompaia. Le ombre vivide come spettri. Intorno a me i colori gridano versi a raffigurare pensieri controversi, frammenti di me che non riesco a ricomporre. Sono così sola. Affogo in un mare di pensieri. Le braccia si stanco, il cuore accelera, la mente si blocca, il respiro si spezza. Non voglio stare qua, ma resto. Resto in questa sospensione che mi tiene viva e prigioniera allo stesso tempo. Trovo una forma di consolazione, il privilegio di provare ancora emozioni, di non vedere tutto bianco e nero. Cammino così come scorre la vita. Continuo a camminare. Cammino verso dove? Per cercare cosa? Chi? Udine che ti attrae, che ti entra dentro. Nostalgia delle foglie. Stili d'erba fini, alti, imprecisi, rigogliosi, confusi. Si dimeno, urlano. Le colline non sono osservate, ma allo stesso tempo hanno gli occhi. Osservano e giudicano, parlano. Guardatevi intorno. Sensazione di passare inosservati, di essere persi e soli. Non riuscire ad esprimersi. Nessuno la capisce. Il fastidio di immaginare qualcosa e qualcos'altro ancora, senza mai riuscire a darsi una sola risposta. La confusione degli alberi. Vogliono essere precisi, armoniosi, ma non lo sono. Lei non lo è. È coperta dagli steli. Lei si vede in bianco e nero. La sua pelle bianca, i suoi capelli neri. Contrasti. Una solitudine di pace. La sua bolla dove esiste solo lei e niente può toccarla. Steli d'erba chiari, luminosi, l'accarezzano e proteggono, giocano a rincorrersi, si divertono. Un raggio di luce, le colline lo riflettono, bianche, luminosoavgenti, quasi la rassicurano con le loro parole dolci, familiari, trasportate dal vento. La gratitudine di essere notata, vista, riuscire ad esprimersi. Qualcuno non la capisce. La soddisfazione di comprendere ciò che non comprendeva, la bellezza degli alberi, armoniosi nella loro imprecisione. Lo sono, sono belli. Lei lo è. Lei si vede in bianco e nero. La sua pelle bianca, i suoi capelli neri. Contrasti. Noi siamo contrasto. sentier, strade, linee interrotte che segnano l'altrove. Solchi sembrano pennellate costanti, definite, morbide, spontanee, cammini dispersi, momenti fissi e prigionieri. Nero, bianco, buio, luce. Tutto questo la mia mente ricerca l'ordine, la perfezione piena di sentieri, intrecci, sorpassi non si ferma all'apparenza. Il dubbio disturba, la paura è naturale, è natura. Una giornata d'autunno, foglie cadute nel terreno mosso, spento, morto. Un cielo vuoto, chiaro, rarefatto, senza carattere. Galoppo. Una prateria sperduta, infinita, senza redini, senza sella, in continuo e crescita. Cammini dispersi, un'altra dimensione, fuori dalle regole del tempo. Aria, libertà